Comunicato Stampa

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Oggi posso dire che oggi la mia lotta ha avuto un senso.
Con questo messaggio vi comunico che il prossimo mese verrò assunto dalla Regione Siciliana in seguito alla legge regionale dedicata proprio all’assunzione dei testimoni di giustizia.
Ma la cosa ancor più bella è un’altra: andrò a lavorare in un ufficio regionale che ha sede a Bivona, nel mio paese, nello stesso centro in cui abitano le persone che ho indicato nelle aule giudiziarie.
In questi momenti mi tornano in mente le parole del procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Vittorio Teresi, che alcuni anni fa – in occasione di un incontro con gli studenti proprio a Bivona – disse che la mia scelta di entrare nel programma di protezione testimoni ma di non accettare il trasferimento in località segreta e di dire “no” ad una nuova identità era la scelta giusta per combattere nel territorio la criminalità organizzata.
Devono essere i malavitosi ad andare via dai centri abitati; devono essere loro a far le valige e lasciare i paesi in cui hanno tentato di comandare con la prepotenza e con la violenza tipica mafiosa. Le persone perbene devono poter vivere ovunque.
Al momento dell’ingresso nel programma di protezione, al sol pensiero di abbandonare la mia Bivona per assumere una nuova identità e recarmi in una località segreta dove nessuno conosceva la mia storia, mi sentivo uno sconfitto. Era come se a vincere fossero stati i mafiosi che mi avevano reso la vita difficile.
Restare nella mia città è stata, invece, una grande vittoria. E lo è ancor di più lavorarci onestamente e da impiegato pubblico. Mi sento di rivolgere un ringraziamento alla Magistratura, al Prefetto di Agrigento, Nicola Diomede, e al presidente Rosario Crocetta che con la scelta di farmi lavorare in un ufficio regionale con sede nella mia Bivona ha lanciato un chiaro messaggio: le persone oneste e perbene restano libere e vivono dove vogliono. I malavitosi e i mafiosi devono andar via.
In culo alla mafia.
Ignazio Cutrò

Comunicato Stampa

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MAFIA, DENUNCE IN DIMINUZIONE NELL’AGRIGENTINO.
IL GRIDO D’ALLARME DI IGNAZIO CUTRO’:
«IMPRENDITORI, NON INDIETREGGIATE: DENUNCIATE PER LA VOSTRA LIBERTA’!»
Bivona (AG), 3 settembre – «Cosa nostra agrigentina, così come chiaramente affermato dalla Direzione investigativa antimafia, ha confermato un ruolo di rilievo nei confronti delle altre consorterie criminali gravitanti nel territorio, godendo di una posizione di tutto rispetto anche nell’ambito delle gerarchie mafiose della regione. Ma dai dati in possesso alle forze dell’ordine e alla Prefettura emerge, invece, una continua diminuzione delle denunce. Dovremmo a questo punto chiederci cosa stia succedendo. Gli imprenditori devono capire che denunciare è la strada giusta da intraprendere per sconfiggere la mafia. E l’unione degli imprenditori onesti, messa a disposizione degli investigatori, può soltanto aiutare a sconfiggere questo cancro che ci sta uccidendo». A lanciare il grido d’allarme è il testimone di giustizia di Bivona (Agrigento) Ignazio Cutrò, presidente dell’Associazione nazionale testimoni di giustizia e dell’associazione antiracket “Libere terre”.
«Sapere che in provincia di Agrigento (nella stessa terra in cui ho deciso di fare della battaglia alla mafia una scelta di vita, sacrificando anche la libertà della mia famiglia) le denunce diminuiscono e la criminalità organizzata prende sempre più piede, – dice Cutrò – mi lascia senza parole. Le recenti indagini, unite alle scarcerazioni eccellenti degli ultimi mesi, hanno confermato che Cosa nostra ad Agrigento è ben articolata. E rimane imponente il fenomeno del “pizzo” agli imprenditori. Gli stessi imprenditori che dovrebbero uscire dalle sedi delle imprese e andare nei Commissariati di Polizia e nelle caserme dei carabinieri. Denuncino i tentativi di estorsione. Lo Stato siamo noi e non dobbiamo mai dimenticare di dover respingere con forza chi – con prepotenza e metodologie mafiose – pensa di poter dettare legge sulle nostre famiglie, sul nostro lavoro, nel nostro paese. Dobbiamo ribellarci sempre e comunque. E non dobbiamo MAI abbassare la guardia, anzi: dobbiamo dire no alle ingiustizie e al malaffare. I dati sono preoccupanti: dai dati in possesso della Prefettura, negli ultimi anni le denunce sono diminuite. Ma a questo dato non corrisponde anche un indietreggiamento della mafia. Bensì un rinforzamento, così come spiegato nella relazione semestrale della Dia di qualche mese fa. Tutto ciò non è accettabile. Imprenditori, denunciate! Dovete pretendere la libertà per i vostri figli. La libertà di pensiero, la libertà economica, la libertà di poter camminare a testa alta. Non condizionate il futuro di questa terra: cambiare è possibile, ma dobbiamo farlo tutti insieme denunciando e collaborando con le forze dell’ordine».

Comunicato stampa

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L’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia unitamente al direttivo ed al suo Presidente Ignazio Cutrò esprimono piena gratitudine al Presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta ed al governo regionale per il concreto contribuito a sostegno di chi, con grande sacrificio, ha fatto il proprio dovere denunciando la criminalità organizzata di stampo mafioso. Il  provvedimento di assunzione dei testimoni di giustizia nella pubblica amministrazione regionale è certamente lo strumento più incisivo per restituire pace e serenità alle nostre famiglie. Lontana dalla antimafia carnival e/o carnevalesca, oggi siamo quì a riconoscere, con sincera onestà intellettuale, il fondamentale contributo dato alla lotta contro le mafie da una politica regionale che ha saputo mettere da parte differenze e guardare “oltre” nell’interesse esclusivo dei siciliani onesti. Doveroso ringraziare tutte le forze politiche dell’Ars nella persona del Presidente Giovanni Ardizzone. Il prossimo traguardo nell’azione di una buona politica regionale e nazionale dovrà essere l’approvazione di misure legislative a favore degli imprenditori e commercianti per scongiurare la chiusura delle loro aziende dopo avere denunciato le mafie.

Incontro con il Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia

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È stata una visita importante, un incontro dal forte valore simbolico, quello della Presidente dell’antimafia Rosy Bindi e del vice presidente Claudio Fava con l’ex imprenditore di Agrigento Ignazio Cutrò. Ma è stato anche un momento di concretezza di come le istituzioni possano e debbono agire a sostegno di chi ha osato sfidare la mafia in Sicilia. L’incontro ha avuto luogo presso l’abitazione del Cutrò, a Bivona, ed ha avuto oggetto il lungo e difficile percorso di vita dei testimoni di giustizia ma, anche l’analisi e l’individuazione puntigliosa delle motivazioni che hanno portato alla chiusura della azienda edile del Cutrò, le cui cause sono anche dovute alla mancanza di una legislazione che consenta, seppur nel rispetto della concorrenza e del libero mercato, l’aggiudicazione di una quota parte di appalti pubblici, agli imprenditori e commercianti che denunciano. La prossima sfida per l’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia, dichiara Cutrò, sarà quella di farsi promotore presso il Ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio di un intervento legislativo in tal senso forte anche del sostegno condiviso della Presidente dell’antimafia Rosy Bindi.

 

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Assunzione dei testimoni di giustizia nella pubblica amministrazione

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L’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia comunica che nella mattina del nove di aprile i primi testimoni di giustizia verranno assunti dalla Regione Sicilia. Si scrive così un’importante pagina di storia umana e politica di lotta alle mafie e di sostegno a coloro che denunciano, frutto dell’impegno partecipato dell’Associazione e del Presidente della Regione Rosario Crocetta, del Presidente dell’ARS Giovanni Ardizzone  nonché dei presidenti e dei deputati delle commissioni regionali antimafia, bilancio e affari istituzionali. Il Presidente Ignazio Cutrò dell’Associazione e i testimoni Giuseppe Carini e Piera Aiello dichiarano che “i testimoni di giustizia sono stati guardati con sospetto, tacciati di essere irriverenti con le Istituzioni, politicamente scorretti solo perché non inclini al compromesso, non deboli di fronte alle lusinghe, prima, ed al ricatto dopo. Non importa, perché c’era da salvare le nostre famiglie e tanto bastava per andare dritti per la nostra strada senza guardare in faccia a nessuno! Salvare le nostre famiglie dalla violenza delle mafie, salvarle dal lato oscuro dell’antimafia abitata da persone ammalate di narcisismo che non lascia spazio a nessuno, nemmeno alle vittime. La nostra forza di volontà ha prevalso sul dolore, sull’isolamento e la solitudine. La giustizia, sorretta dalla forza di volontà e dal coraggio civile, ha prevalso su tutto”. ABBIAMO VINTO NOI
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