Perchè nasce ignaziocutro.com

Non voglio che si pensi che una volta ottenuto dallo stato quello che la mafia mi ha tolto, io dimentichi quello che gli imprenditori onesti sono costretti a subire ingiustamente in zone come Bivona. Solo ora che ho gli occhi aperti riesco a capire la sudditanza psicologica che ho subito dal racket. Ero da solo chiuso in macchina, di notte armato di una caldarella piena di pietre e una spranga di ferro, pronto ad allontanare chi volesse incendiare i miei mezzi. Non so se era incoscienza o coraggio. Tutto questo succedeva quando avevo iniziato i lavori da Filocco, il giorno lavoravo e la sera intorno alle 18:00 tornavo a casa, mangiavo e rimanevo un po’ con la mia famiglia. Verso le 23:00 ritornavo in cantiere e lasciavo a casa mia moglie e i miei figli. La notte lì da solo, ho pensato più volte se valeva la pena far tutti questi sacrifici, ma tutto questo veniva fatto per far vivere il più dignitosamente possibile la mia famiglia. La cosa positiva, se così la vogliamo chiamare, è che la notte quando ero lì da solo parlavo con me stesso, mi facevo le domande e la cosa strana è che mi davo le risposte da solo. Ero arrivato ad un punto di vita vegetativo, ma non so da dove mi arrivava quel coraggio o incoscienza, forse per un istinto di sopravvivenza che i nostri antenati ci hanno tramandato nel nostro DNA. Arriva il mese di Novembre, lì in C/da Castagna un freddo cane davvero insopportabile, in quelle notti non potevo neanche accendere la macchina per riscaldarmi, per paura che potesse venir qualcuno per compiere qualche atto intimidatorio, ed esser scoperto di star lì prima del tempo. Il 22 mattina un acquazzone impressionante, nebbia che non aveva niente da invidiare a quella di Milano, con l’ escavatore feci uno scavo per fare uscire l’ acqua dallo sbancamento, alcuni mezzi riuscii a portarli più sotto, vicino l’abitazione di Filocco. I camion mi restarono imprigionati nel terreno e anche la pala meccanica. Quella notte restai a casa, una nottata di pioggia, l’ indomani mattina verso le 6:30, parliamo del 23 novembre 2006, mi arriva una telefonata da parte di Filocco, mi disse queste testuali parole: << Gnà chi fà stà acchianannu?>> Ed io gli dissi: << pircchì chi succidì?>> Lui mi dice: << stà iurnata avemmu novità..fera ficiru!!!>>. Queste parole resteranno incise nella mia mente finchè vivrò, da lì ho capito che era successo qualcosa. Mentre percorrevo il tragitto che intercorre da casa mia fino alla C\da Castagna, a tutt’oggi non riesco a ricordarde come arrivai là, giunto sul posto trovai i mezzi bruciati, allora chiamai i carabinieri di Bivona e dopo pochi minuti giunsero sul posto. Successivamente arrivò il comandante della Compagnia dei Carabinieri di Cammarata, il capitano Giuseppe Asti; gli uomini dell’arma hanno fatto un sopralluogo, il suolo era così bagnato che non era possibile nemmeno camminare a piedi ed impediva le operazioni. Io non sono in cerca né di gloria, né di onori, ma vorrei solo che persone comuni come padri di famiglia ed imprenditori che rispecchiano nei miei principi, non patiscono tutto questo. Mi auspico che tutti coloro i quali a tutt’oggi vivono in soggezione psicologica, trovino il coraggio di rompere il muro del silenzio, urlando la voglia di vivere da uomini liberi.

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