Comunicato Stampa ANTG

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L’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia, unitamente al suo presidente Ignazio Cutrò, esprime gioia ed apprezzamento per l’elezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica. Siamo certi che il Presidente Mattarella, saprà ben interpretare i bisogni del Paese e della sua terra natia. Con la sua nomina a Presidente della Repubblica, crediamo che egli saprà ascoltare e ridare speranza a quanti a causa delle mafie subiscono ogni sorta di umiliazione e sofferenza.

Ho chiuso l’azienda

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“Da oggi non sono più un imprenditore. La mia azienda edile non esiste più. E ‘ stata cancellata perché non ero più in grado di sostenerla per i debiti che in questi anni di non lavoro si sono accumulati. E’ stata cancellata dal silenzio dello Stato, dall’omertà di uno Stato che a parole fa la lotta alla mafia e nei fatti abbandona chi denuncia. A me ed alla mia famiglia non resta più nulla se non l’amarezza di chi ha creduto e crede in una lotta sana, reale e concreta contro le mafie. Siamo di fronte al baratro, oggi più di ieri io, mia moglie Giuseppina, e i miei figli Giuseppe e Veronica, siamo uniti, uniti questa volta per far fronte alla lotta della sopravvivenza. A loro chiedo scusa per avergli fatto vivere una vita da incubo, sotto scorta e senza più un minimo di certezze. Ci sarà tempo e modo per capire i motivi che hanno portato sul lastrico la mia famiglia. Io non sarò più la cavia di niente e di nessuno. Se un giorno qualcuno vorrà riprendere sul serio la lotta alla mafia e al racket io sarò al suo fianco. Ma oggi, e lo dimostra non soltanto la mia vicenda personale ma le centinaia di inchieste aperte in tutta Italia, la lotta alla mafia è un fatto riservato a investigatori e magistrati che lavorano tra ostacoli e difficoltà. Sparito nei fatti dall’agenda della politica. Non ho più la mia azienda, e questa è la migliore vittoria per la mafia. Così si dimostra ancora una volta chi comanda nei territori. Non ho più l’azienda e non so, da oggi in poi, cosa potrò e dovrò fare per vivere, per continuare a pagare i miei debiti e per sostentare la mia famiglia. Abbraccio chi mi è stato e mi è vicino, i miei amici, i tanti testimoni di giustizia che lottano insieme a me, i miei angeli custodi, gli uomini della scorta che in silenzio, con affetto pari all’altissimo senso di professionalità e responsabilità vigilano su me e sulla mia famiglia. Ringrazio i magistrati e gli investigatori che mi hanno ascoltato e hanno creduto in me. La mia sconfitta, purtroppo è anche la sconfitta simbolica del loro lavoro e qualcuno dovrà porre rimedio”.

Solidarietà da parte dei Testimoni di Giustizia

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Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia

Comunicato di solidarietà al Presidente Cutrò, da parte dei Testimoni di Giustizia.

 

“Se c’è un marchio di infamia nella lotta contro le mafie questa infamia sta tutta dentro la fine ingloriosa dell’azienda edile dell’imprenditore Ignazio Cutrò. L’azienda infatti, è definitivamente chiusa per poche migliaia di euro.

Chiude nel più assoluto silenzio e menefreghismo del Ministero dell’Interno e del Ministro Angelino Alfano; azienda fallita e stramazzata al suolo in nome e per colpa dell’indifferenza della speciale Commissione Centrale del Viminale e del suo Presidente: il vice ministro Filippo Bubbico, colui cioè che in seno al governo Renzi avrebbe dovuto e potuto accompagnare l’imprenditore, originario di Bivona (AG), Cutrò nel suo percorso di denuncia nella lotta contro la criminalità organizzata di stampo mafioso nel territorio di Agrigento.

Nella Sicilia, terra di trattativa Stato-Mafia, con il fallimento dell’impresa di Cutrò si aggiunge un’altra infamia (altrettanto vergognosa e umiliante) che mortifica la famiglia dell’imprenditore ma anche tutti i siciliani onesti che nella battaglia portata avanti da Ignazio Cutrò speravano in un futuro diverso per questa nostra martoriata terra.

Quì a Bivona, piccolo paese della provincia di Agrigento, la Mafia e lo Stato piantano despoti il loro vessillo nero mentre accompagnano, senza tentennamenti, l’impresa edile di Ignazio Cutrò dritto nella camera mortuaria”.

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