Giornale di Sicilia del 25/05/2010

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La Sicilia del 23/05/2010

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La Sicilia del 23/05/2010

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Giornale di Sicilia del 23/05/2010

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Appello al Prefetto di Agrigento Umberto Postiglione

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Illustre Eccellenza, sono Ignazio Cutrò e Le scrivo queste poche parole perché possa rimanere un segno del mio disagio e della sofferenza che provo nel vedere, giorno dopo giorno, la distruzione della mia vita, dei miei affetti e del mio futuro.
Io sono un testimone di giustizia che ha creduto e crede nelle istituzioni e, soprattutto, nella necessità che bisogna contribuire in tutti i modi per liberare la nostra terra dalla mala pianta della mafia.
Non sono un eroe e, forse, senza il conforto e la protezione dello Stato non avrei trovato tutto il coraggio necessario per ribellarmi e lottare.

Non sono un eroe, ma in questi mesi ho imparato a mettere da parte la paura perché ho capito che la lotta alla mafia e un impegno morale prima ancora che un’azione di polizia o il lavoro di un magistrato.
Non sono un eroe, ma in questa missione ho dato più di quello che possedevo:
– ho dato la mia tranquillità e la sicurezza della mia vita;
– ho dato la serenità della mia famiglia;
– ho dato il mio sorriso ormai annullato dalle preoccupazioni.
E proprio per tutto questo e perché non sono un eroe, non posso accettare che oggi io debba perdere la possibilità di lavorare e che mi crolli addosso tutto quello che con grandi sacrifici avevo costruito con fatica e sudore.
La mafia ha tanti modi per eliminare un suo avversario ed, in questo momento, non potendo procedere alla mia eliminazione fisica, si adopera per fare terra bruciata attorno al mio lavoro e alla mia famiglia.
Per farmi questo male la mafia non ha bisogno di fare proclami perché e sufficiente che tutti sappiano che attorno a me c’é una cappa di minacce e di terrore che per estensione può coinvolgere tutti coloro che mi danno lavoro mi accettano in amicizia.
Tutto questo io lo sto vivendo, di giorno in giorno si assottigliano le mie possibilità di svolgere una vita ed un lavoro normali, di giorno in giorno aumenta la mia solitudine, l’isolamento della mia famiglia, i rifiuti o le difficoltà nel darmi un lavoro.
Fino ad ora non mi pento della mia scelta di contrasto alla mafia e continuo ad essere fiero di non aver ceduto al ricatto e all’estorsione, ma il prezzo da pagare comincia ad essere sempre più alto e di giorno in giorno vedo scemare l’attenzione e l’aiuto delle istituzioni nei mie confronti.
Eccellenza Carissima, ho la triste sensazione che quello Stato in cui ho creduto e credo, oggi mi consideri soltanto un peso ed un costo e che in tempi brevi resterò solo e senza speranza. Io conosco la Sua sensibilità e la grande attenzione verso tutti coloro che vivono la mia condizione e pertanto La prego di trovare gli strumenti per dare una ragione piena alla mia scelta, per non far vincere quella strategia occulta che mi vuole distruggere senza uccidermi, che vuole dimostrare che mettersi contro la mafia in ogni caso non conviene perché se scampi all’eliminazione fisica, muori di inedita e di solitudine.
Eccellenza carissima, la prego di darmi un segnale perché io possa continuare con serenità mia
battaglia senza nessun rimorso per la mia famiglia.

Con affetto e stima

Ignazio Cutro’

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