Fondi, 25 settembre 2009

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Voglio esprimervi il mio ringraziamento per l’invito e per la possibilità che mi date di esprimervi alcune brevi considerazioni sulla mia esperienza di testimone di giustizia e sui condizionamenti che la mafia, ancora oggi, opera sulle coscienze , sulla libertà e sulla dignità di tanti siciliani.
Non voglio fare retorica, né voglio assumere il ruolo dell’eroe o del martire, voglio solo farvi capire , con umiltà e sincerità, quanto sia difficile svolgere onestamente il mio lavoro nella mia terra a cui sono attaccato e che amo profondamente.
Io sono un imprenditore che opera nella città di Bivona un piccolo paese dell’entroterra agrigentino ricco di storia, di tradizioni, di risorse agricole e di mafia.
La mia vita, fino a qualche anno addietro, scorreva tranquillamente, la mia impresa edile cresceva di giorno in giorno, ero soddisfatto del mio lavoro, contento per avere offerto possibilità di occupazione a diversi operai, sereno per la prospettiva di piccolo benessere che potevo offrire alla mia famiglia.
Ma la mia felicità personale, in quella realtà, era un lusso che non mi si poteva consentire e così, in pochi giorni tutto è cambiato, minacce, ritorsioni, incendi e distruzioni, hanno distrutto i miei progetti e tutto il piccolo modo di sogni che ruotava attorno alla mia attività.
La mafia non poteva consentire che una persona normale svolgesse un’attività senza metterci le mani sopra e senza praticare il triste rito dell’estorsione.
La mafia non poteva consentire che Ignazio Cutrò potesse essere la testimonianza che con l’impegno ed il lavoro si poteva cambiare la filosofia di una terra oppressa dal fatalismo e dalla violenza .
A questo punto mi sono trovato davanti ad un bivio: se accettare passivamente di subire la logica del pizzo e dell’estorsione o dare ascolto al desiderio di ribellarsi, di lottare per difendere la mia azienda e la mia dignità-
La scelta non è stata semplice perché la ribellione comportava conseguenze pesanti per la mia vita e per la vita della mia famiglia.
La scelta non è stata semplice perché la quantità di coraggio che io possedevo spesso non era pari alla quantità di paura che paralizzava la mia volontà ed il mio desiderio di lottare per la legalità.

Quelli che ho passato sono stati i momenti più difficili della mia vita, ma al punto dove ero arrivato dovevo fare una scelta e, alla fine, ho compreso che la scelta giusta era quella di continuare ad essere un imprenditore onesto e lottare con tutte le mie forze in difesa della legalità per contribuire ad estirpare la mala pianta della mafia.
Ho scelto di schierarmi a viso aperto con lo Stato e le sue istituzioni.
La mia decisione di andare avanti è stata facilitata dal sostegno sostegno della mia famiglia e dal sostegno che ho ricevuto dalla magistratura e dalle forze dell’ordine che mia hanno dato tranquillità e sicurezza e mi hanno fatto comprendere che lo Stato esiste ed è l’unico riferimento a cui bisogna chiedere protezione e aiuto.
Da quale momento la mia vita è cambiata totalmente, sono diventato un obiettivo della ritorsione mafiosa, la mia vita è in costante pericolo, vivo sotto scorta armata 24 ore su 24.
Eppure sono felice di avere scelto la legalità e di non aver venduto la mia dignità, i miei sogni ed il mio futuro ad una consorteria di criminali che succhiano il sangue della gente onesta.
Il mio impegno a fianco delle istituzioni è cresciuto di giorno in giorno fino ad arrivare alla costituzione di “LIBERE TERRE”, la prima associazione antiracket della provincia di Agrigento.
Un’associazione che ha subito trovato disponibilità ed adesione tra gli imprenditori vessati e tra istituzioni ed organizzazioni quali la confindustria provinciale, la Camera di commercio di Agrigento, numerosi enti locali, associazioni e movimenti presenti nella realtà territoriale.
La mafia certamente non è felice e, recentemente, mi ha fatto trovare una sorta di pietra tombale davanti la mia casa con tanto di lumini accesi. Si tratta di un messaggio inequivocabile che con la sua macabra simbologia mi avvisa del desiderio della mia morte che alberga nei pensieri di personaggi lugubri ed oscuri.

Ma anche questo non mi scoraggia, anzi mi spinge a dare più impulso all’attività di LIBERE TERRE.
In questi giorni, infatti, ho lanciato l’iniziativa di promuovere una proposta di legge che istituisca l’assicurazione dei beni delle persone minacciate dalla mafia con il premio a carico dello stato o della regione.
Si tratta di una iniziativa molto importate nella lotta contro il racket delle estorsioni che utilizza il sabotaggio ed il danneggiamento per convincere gli imprenditori a pagare il pizzo.
Se, infatti, con la copertura assicurativa di tutti i beni l’imprenditore non deve più temere di subire un danno irreparabile per la propria azienda , lo stesso sarà più libero di denunciare le richieste estortive e di collaborare con gli organi inquirenti.
Con questa assicurazione si spunterebbero le armi della mafia e si darebbe una forte sollecitazione alla collaborazione degli imprenditori.
Vi ho detto che oggi sono felice di avere fatto questa scelta e di aiutare le istituzioni nella lotta alla mafia, sono felice perché amo la mia terra e voglio vederla liberata dalla mafia, sono felice perchè posso guardare i miei figli negli occhi senza vergognarmi per essere stato un vile ed aver venduto la mia dignità.
Potrei lamentarmi per le sofferenze e le privazioni che subisce la mia famiglia, potrei lamentarmi per alcuni provvedimenti che rendono meno sicura la mia incolumità quali la revoca della macchina blindata, la sostituzione dell’auto assegnata che oggi mi vede viaggiare su una vecchia Fiat Punto dei carabinieri sicuramente no adeguata per sfuggire ad agguati od attentati, potrei lamentarmi perché da quando sono testimone di giustizia sono diventato più povero e mi è sempre più difficile trovare lavoro od aprire cantieri.
Potrei lamentarmi ma non mi lamento, preferisco lottare per affermare i miei diritti, preferisco vivere questa magnifica sensazione di strare contribuendo al riscatto della mia terra e alla lotta contro la mafia.
Voglio quindi concludere il mio breve intervento ribadendovi che non mi sento un eroe perché la scelta che ho fatto è la scelta che prima o poi farà ogni siciliano onesto.

Fondi 25 settembre

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Giornale di Sicilia del 08/09/2009

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Svegliamoci

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Era da un pò che non scrivevo, è più facile parlare tra noi persone comuni; questa guerra da parte mia è stata presa di petto, i media negli ultimi giorni hanno scritto tanto su di me e questo è importante ma la cosa più importante deve essere la presa di posizione dello Stato, lo Stato deve proteggere chiunque stia lottando contro la mafia con tutte le armi e mezzi a disposizione, che sia magistrato, cittadino, imprenditore ecc… Non mi posso sentire dire sai ti togliamo la blindata perchè non ti tocca o forse perchè non ci sono soldi, o nella peggiore delle ipotesi la togliamo a te per darla ad un altr; io sono un padre di famiglia, tutto il giorno mi resta impresso nella mente lo sguardo di mia moglie preuccupata quando esco di casa, vorrei sapere ha che gioco giochiamo quello del gatto e il topo ???io personalmente in questa lotta non ho mai guardato nè soldi nè tempo e nessuno mi ha obbligato a farla, è la mia coscienza di persona libera che me lo obbligato, ed è giunto e dico E’ GIUNTO il momento che qualcuno si assuma le proprie responsabilità.

Ignazio Cutrò, Una persona Libera fra le persone Libere

Giornale di Sicilia del 06/09/09

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