Roma, 27 febbraio 2013
Confartigianato Sicilia e Confindustria Sicilia
insieme con l’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia
nella lotta contro le mafie
Firmato oggi a Roma un protocollo d’intesa
Confartigianato Sicilia, Confindustria Sicilia e l’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia saranno impegnate insieme nella lotta contro le mafie e in attività volte alla tutela ed al sostegno delle imprese a rischio di infiltrazione criminalità sul territorio regionale e nazionale.
E’ l’obiettivo del Protocollo d’intesa siglato oggi a Roma, nella sede di Confartigianato alla presenza del Presidente Giorgio Merletti, dal Presidente di Confartigianato Sicilia, Filippo Ribisi, dal Vice Presidente di Confindustria Sicilia Giuseppe Catanzaro, dal Presidente dell’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia Ignazio Cutrò.
L’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia riunisce cittadini e imprenditori che hanno avuto il coraggio di denunciare, testimoniando nelle aule dei tribunali o nelle altre sedi competenti, i reati di mafia e delle varie forme di criminalità organizzata.
L’accordo impegna le tre associazioni a promuovere progetti territoriali e locali che abbiano tra gli obiettivi la restituzione alla collettività delle ricchezze e dei patrimoni accumulati illecitamente dalla criminalità anche di tipo mafioso.
In base al Protocollo d’intesa, Confartigianato Sicilia e Confindustria Sicilia renderanno disponibili all’Associazione nazionale Testimoni di Giustizia le informazioni e gli studi di natura economico-statistica elaborati dai propri uffici, prevedendo anche forme di accesso alle proprie banche dati. Sarà, inoltre, istituito un Osservatorio nazionale che avrà il compito di identificare le migliori azioni per l’utilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Confartigianato Sicilia e Confindustria Sicilia si impegnano altresì con l’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia in iniziative contro i soprusi, la mafia, la collusione, l’illegalità, nel pieno rispetto del Codice etico approvato dalle Giunte regionali delle due Organizzazioni imprenditoriali.
Palermo, 19 dic.- L’imprenditore antiracket Ignazio Cutro’, che denuncio’ i propri estortori e da allora vive sotto scorta, ha incontrato oggi a Palazzo d’Orleans il Presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta. Nel corso dell’incontro Cutro’ ha consegnato al Governatore sicilianao una lettera, firmata dallo stesso, ma anche da altri due testimoni di giustizia, Giuseppe Carini e Piera Aiello per “sottoporle il nostro estremo disagio e abbandono da parte delle istituzioni del paese. Da anni – dicono – denunciamo il nostro totale stato di abbandono”. In particolare, i testimoni di giustizia chiedono a Crocetta il “reinserimento lavorativo e sociale”. “Se il Governo Cuffaro si e’ reso promotore di una legge regionale per l’assunzione dei familiari delle vittime non vedo perche’ mai il Governo regionale da Lei presieduto non possa allargare la legge ai testimoni di giustizia o in alternativa adottare una nuova legge che sulla falsariga di quanto ipotizzato da Beppe Lumia preveda l’assunzione dei testimoni nella pubblica amministrazione”. “Per noi testimoni di giustizia siciliani costituirebbe la prova del sostegno, senza se e senza ma, a quanti hanno sacrificato la propria vita e il proprio futuro per la liberta’ della nostra terra e sarebbe un gesto di forte impatto politico e sociale. Un segnale chiaro ai detrattori che tante chiacchiere hanno scritto e detto durante la campagna elettorale”. E ricordano che la Regione Calabria ha gia’ adottato provvedimenti in questa direzione “per sostenere quei cittadini calabresi onesti in materia di contrasto alla ‘ndrangheta”. A Durante l’incontro Crocetta si e’ detto disponibile ad approvare una legge che preveda l’assunzione dei testimoni di giustizia alla Regione. “Sono felice – dice Cutro’ – perche’ il Governatore ha dimostrato grande disponibilita’ e sensibilita’”.
Insorgono le Associazioni: “Proteggete adeguatamente Ignazio Cutrò e la sua famiglia”
“I testimoni di giustizia vanno protetti con la massima attenzione e accuratezza garantendo agli stessi ed alle loro famiglie di poter svolgere una vita serena e dignitosa. Non è accettabile che Ignazio Cutrò, imprenditore di Bivona (Ag) e testimone di giustizia, debba vivere nel terrore per aver scelto di denunciare e far condannare un intero clan mafioso che lo taglieggiava. Le disattenzioni nel sistema di protezione denunciate dall’imprenditore bivonese sono allarmanti. Riteniamo che le direttive in tema di protezione debbano essere rispettate integralmente garantendo l’utilizzo di personale specializzato per il servizio scorte e che la scelta di sostituire la vigilanza fissa sotto casa con un sistema di telecamere a circuito chiuso vada rivista dato che l’abitazione della famiglia Cutrò si trova in aperta campagna. I testimoni di giustizia rappresentano elementi preziosi nella lotta alla mafia e dimostrano ogni giorno coraggio e grande levatura morale. Siamo certi che il Ministro degli Interni ed i vertici dell’Arma dei Carabinieri, verso i quali nutriamo sentimenti di stima e rispetto, sapranno ascoltare il grido di dolore lanciato dall’imprenditore bivonese e sapranno restituire la giusta tranquillità alla sua famiglia”.
Comunicato stampa congiunto associazioni:
“S.O.S Democrazia”, “Confartigianato Sicilia”, Antiracket “Libere Terre”, Comitato “Il Salvagente”, “L’Altra Sciacca”, Antiracket “Paolo e Giuseppe Borsellino”, “Ad Est”, “Fuori dal Coro”, Presidio “Libera” Santa Margherita Belice, “Socialismo Cristiano”, “Agende Rosse Agrigento”, Comitato “Pio La Torre Agrigento”

