Comunicato Stampa

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Prendo atto delle ultime dichiarazioni rilasciate dalle Istituzioni Locali, in merito alla revoca della protezione garantita a me e la mia famiglia. Ribadisco quanto dichiarato nella nota stampa da me divulgata ieri, – dichiara Ignazio Cutro, testimone di giustizia – e cioè che la tutela di cui godeva la mia famiglia è stata revocata, dovranno spostarsi da soli. Verrà garantita la sola vigilanza generica radio-collegata. La tutela di cui godevo io, di terzo livello con auto blindata è stata diminuita al quarto livello di rischio. Aggiungo che, oltretutto, le telecamere installate presso la mia abitazione e monitorate dalle FF.OO verranno rimosse, in quanto mi è stato chiesto ufficialmente se volevo acquistare l’intero sistema, per permettere la continuità di questo tipo di protezione, ma come ho risposto loro, non posso permettermelo, e quindi saranno rimosse. Per quanto riguarda la mia tutela di quarto livello, la rifiuto, per come ho già annunciato nel comunicato stampa di ieri. La mia famiglia non ha più tutela, se vogliono colpire me, ancora protetto da due carabinieri, colpiscono la mia famiglia senza protezione. Preferisco fare da esca senza scorta, e morire io, che far ammazzare i miei familiari.

Comunicato Stampa

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Da domani la mia famiglia ed io non avremo più la protezione da parte dello Stato. Eppure appena due mesi fa un boss è stato intercettato mentre parlava di me e delle rotture di coglioni che ho provocato alla mafia locale. Da domani io sarò con una normale autovettura senza vetri blindati, della quale a questo punto potrei probabilmente farne a meno. Eppure alcune settimane fa sono stati scarcerati i soggetti che ho fatto condannare con le mie testimonianze. La mia famiglia, invece, non avrà più alcun tipo di protezione. Da domani verranno anche smontate le telecamere che consentivano ai carabinieri di videosorvegliare la mia casa. Eppure i carabinieri circa due mesi fa hanno arrestato alcune persone che – intercettate – dicevano: “Appena lo Stato si stanca… che gli toglie la scorta poi vedi che poi…”.

Da domani non ci sarà più la protezione che avevamo io e la mia famiglia perché secondo l’Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza Personale del Ministero dell’Interno ed il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, che fa capo alla Prefettura di Agrigento, io non sono più in pericolo di vita.

Eppure le intercettazioni sono state pubblicate poco tempo fa.
Eppure le scarcerazioni sono avvenute poche settimane fa.

Che messaggio vuole mandare lo Stato con questa decisione? Il Comitato, ancor prima di me, conosceva il contenuto di quelle intercettazioni. Sono stati i carabinieri ad intercettare due persone mentre dicevano “Appena lo Stato si stanca… che gli toglie la scorta poi vedi che poi…”. Negli atti giudiziari si mettere nero su bianco che ad essere intercettato è “un soggetto ritenuto a capo della famiglia di San Biagio Platani, che – conversando con un allevatore del posto – parlava di Ignazio Cutrò e spiegava come il boss di Bivona si sia trovato al centro di questioni giudiziarie per colpa del testimone di giustizia”.

Cosa devo aspettarmi ora?
Sono stato lasciato da solo nel momento più delicato della mia storia. Nel momento in cui qualcuno pensa di poter fare la resa dei conti.

Avrei avuto meno stupore per una intimidazione, per un ritorno di attenzioni da parte della malavita nei miei confronti.
Ma mai avrei immaginato di ritrovarmi da solo adesso, in questo momento. Sembra essere tornati a dieci anni fa, quando ho iniziato questa battaglia. Quando avevo paura di restare da solo sul ring contro un avversario troppo forte per me. Ma oggi lo Stato mi ha abbandonato su quel ring. E non mi resta che attendere e pregare, per me e la mia famiglia.

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Un plauso ai Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento, guidati dal Colonnello Pellegrino che, nella notte hanno eseguito una massiccia operazione antimafia, disposta dalla DDA di Palermo. A sostenerlo è Ignazio Cutrò, Presidente dell’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia, lanciando un appello ad imprenditori e, ai semplici cittadini, persone informate sui fatti che denuncino e informino le Forze dell’Ordine su ogni elemento utile all’indagine.

L’inchiesta dei carabinieri che, oggi, ha portato all’arresto di 56 mafiosi dell’agrigentino, appartenenti anche al mandamento della Bassa Quisquina e, avente legami persino con la  ‘ndrangheta, ha svelato, diversamente da quanto emerso negli atti che hanno portato alla revoca delle misure speciali adottate nei miei confronti, che la mafia della montagna è ancora profondamente radicata sul territorio.

Richiamando le dichiarazioni rilasciate dagli inquirenti, durante la conferenza stampa:

Questa circostanza, secondo gli inquirenti – conferma «la presenza e la vitalità e l’effetto intimidatorio che Cosa nostra continua ad produrre nella zona dell’agrigentino». «C’è un mafioso che riesce a definirsi il “fiore all’occhiello” della mafia siciliana – ha raccontato Lo Voi – criticando addirittura il venir meno nella provincia palermitana di personaggi affidabili».

Lo Voi ha detto che il blitz «è in assoluto una delle più grosse operazioni antimafia eseguite nel territorio dell’agrigentino». E ha spiegato che «Cosa Nostra è ancora un’attuale e vitale presenza sul territorio agrigentino». Un territorio «continuamente alla ricerca di contatti» con mandamenti di altre province «dell’intero territorio siciliano» e anche «contatti con personaggi calabresi per attività droga». E ha detto che «si tratta di una indagine che è durata alcuni anni».

 

Dalla inchiesta emerge che, uno degli arrestati, il bivonese Giuseppe Spoto, nominativo emerso anche nell’ambito del processo scaturito dalle mie denunce (Il procedimento penale face-off), è ritenuto dai magistrati non solo il reggente della famiglia mafiosa di Bivona ma anche il rappresentante, quindi il vertice, di tutte le famiglie mafiose del mandamento c.d. “della montagna”.

 

Eppure, dichiara Ignazio Cutrò presidente dell’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia, gli organi preposti alla mia sicurezza, tra cui la prefettura di Agrigento, le forze dell’ordine e la Procura, avevano espresso parere favorevole alla revoca delle mie misure speciali di protezione, poiché la famiglia Cutrò non correva attualmente un concreto pericolo di vita. Ora, pur esprimendo il mio plauso per l’operazione messa in atto, non posso che chiedere al Ministro dell’interno, Marco Minniti, e al nuovo prefetto di Agrigento, Dario Caputo, se intendano rivedere la loro decisione di revoca delle misure speciali di protezione, considerato che gli ultimi accadimenti suscitano non solo viva preoccupazione sulla mia sicurezza e su quella della mia famiglia, ma anche il sospetto che qualcosa non abbia funzionato a dovere. Troppi, infatti, a pensar bene ingenuamente ed a pensare male molto probabilmente, si erano affrettati ad affermare che la mafia ad Agrigento era stata sconfitta e, non hanno battuto ciglio sul fatto che io e la mia famiglia corriamo, alla luce di queste inchieste giudiziarie, a tutt’oggi un concreto e costante pericolo di vita.

Auguri di Buone Feste

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Dopo un altro anno di battaglie, e tante vicende, ecco arrivare di nuovo il Natale, e che Natale! Però siamo qua e non ci abbattiamo, anzi, forse sono come quei guerrieri che trovano la forza nelle ferite. Comunque sia cari amici, voglio ringraziare tutte le persone che mi sono state vicine e che fino ad oggi hanno lottato accanto a me in questa dura battaglia e mostrato la loro vicinanza, per lavoro o sentimento, ed esprimervi il nostro miglior augurio per un Sereno Natale e felice anno nuovo. GRAZIE, famiglia Cutrò.

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COMUNICATO STAMPA

IL TAR LAZIO ACCOGLIE IL RICORSO DI CUTRO’ IGNAZIO

Il Tar del Lazio, sezione prima ter, in data 25.01.2017, ha depositato ordinanza n. 372/2017 con la quale è

stato accolto, in sede cautelare il ricorso proposto da CUTRO’ IGNAZIO, assistito dall’avv. Katia La

Barbera, del foro di Sciacca, per l’annullamento della delibera adottata dalla Commissione Centrale ex art.10

L. 82/91 del 2.12.2010, notificata all'interessato il 20.10.2016 dai NOP -Sicilia occidentale-, con cui era stata

deliberata la mancata proroga delle speciali misure di protezione nei confronti dello stesso e del suo nucleo

familiare.

L’imprenditore, testimone di giustizia, esprime grande soddisfazione ed un ringraziamento particolare agli

organi preposti alla sua sorveglianza, agli agenti che con zelo e abnegazione hanno salvaguardato la sua

incolumità e quella dei propri cari ed a tutti coloro i quali lo hanno sostenuto e continuano a sostenerlo in

questa sua quotidiana battaglia per la legalità e la tutela di chi sceglie di stare dalla parte dello Stato.

Un grazie particolare all’avv. Katia La Barbera ed all’avv. Gaia Morelli per la sua preziosa collaborazione.

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